Ambiti e reti di scopo

La legge dedica particolare attenzione alla governance e detta nuove linee per l’organizzazione sistemica dei territori, riprendendo e sviluppando alcune esperienze significative degli ultimi anni. Il Regolamento dell’Autonomia Scolastica ha introdotto infatti, già dal1999, con il DPR 275, le reti di scuole e, in moltissimi casi, esse hanno rappresentato un esempio di buona pratica collaborativa, riuscendo a coinvolgere attivamente le scuole che ne hanno fatto parte, contribuendo a promuovere una crescita ed una maturazione delle responsabilità connessa con l’autonomia, realizzando progetti di notevole impatto sull’innovazione del sistema nazionale d’istruzione e formazione.

Il modello di governance proposto dalla legge 107 riparte da qui. Un profondo rinnovamento della scuola italiana, infatti, non può fare a meno di un partecipe e attivo coinvolgimento di tutti e la formulazione della nuova legge trova il suo fondamento nella valorizzazione della scuola autonoma, capace di scegliere e di dialogare con tutti gli attori del proprio territorio, dalle famiglie agli Enti locali, dalle realtà della cultura e della ricerca alle imprese. Per favorire questi rapporti e la realizzazione delle conseguenti sinergie sono necessarie nuove forme organizzative, nuovi strumenti che favoriscano un’interazione diretta, facile e semplice, sia tra le diverse istituzioni scolastiche, sia con i loro interlocutori, a partire da quelli istituzionali. La rete che riunisce tutte le scuole dell’ambito, quindi, deve essere in grado di recepire le esigenze del territorio (formative, progettuali, amministrative), fornendo loro risposte concrete e rappresentandole presso I’USR e le sue articolazioni territoriali.

L’organizzazione del territorio vede il superamento della suddivisione provinciale, spesso non più rispondente alle linee di sviluppo demografico o imprenditoriale. Per questa ragione la nuova legge prevede la suddivisione del territorio regionale in ambiti “inferiori alla provincia e alla città metropolitana”, quale fattore determinante per l’efficacia della governance, per raccogliere e incontrare le esigenze delle scuole che ne fanno parte e riuscire a distribuire le risorse con più efficienza. La presa in considerazione di tutti gli elementi di diversità e peculiarità consente un’utilizzazione proficua e ottimale delle risorse. D’ora in poi il ruolo regionale sarà riferito all’ambito e non più ad un territorio vasto e variegato com’era la provincia, consentendo così, ad esempio, una mobilità professionale più sostenibile e la possibilità di una migliore conoscenza della realtà nella quale si interviene, una migliore collaborazione per affrontare problemi comuni che riguardano non solo i docenti ma tutto   il personale, consolidando nel tempo la stabilità delle scuole.

La rete, espressione e potenziamento dell’autonomia scolastica, concorre all’adozione, tra l’altro, di più organiche ed efficaci iniziative di contrasto ai fenomeni di esclusione sociale e culturale (la dispersione e l’abbandono scolastico, i nuovi fenomeni della migrazione) e trova le migliori strategie per l’inserimento scolastico delle disabilità, per il miglioramento della qualità degli apprendimenti, per il successo formativo e per assicurare una maggiore omogeneità della qualità dell’offerta formativa su scala nazionale.

L’ampiezza e la rilevanza dei compiti, oggetto di possibile collaborazione, suggeriscono una organizzazione delle reti a due livelli, ovvero due tipologie di rete:

– la rete di ambito, che riunisce stabilmente tutte le scuole statali, dell’ambito territoriale individuato daii’USR; le scuole paritarie partecipano alla rete d’ambito, in relazione alle azioni e alle attività che ne coinvolgono finalità e funzioni;

– le reti di scopo, che si costituiscono spontaneamente tra le scuole, anche oltre l’ambito di appartenenza, per il perseguimento di precisi scopi che trovano riscontro nelle priorità individuate per il territorio dell’ambito o in più specifiche esigenze locali e/o nazionali.